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Questi è il Figlio mio prediletto... lui ascoltate

Questi è Il Figlio Mio Prediletto... Lui Ascoltate

Scritto da: Berenice Pubblicato: Giovedi 02 Febbraio 2017 alle ore: 23 e 57

Analizzando nel dettaglio alcuni episodi del vangelo con l'aiuto di Padre Alberto Maggi si vuole creare un sussidio per la formazione di persone che sono interessate a comprendere ed ad utilizzare per la propria vita indipendentemente dalla religione professata o non professata quello che i Vangeli riescono a trasmettere per la Vita e la #Gioia degli uomini di questo tempo. Qui abbiamo la spiegazione di un brano di Matteo dove Gesù conduce tre riottosi su un monte e .

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    Questi è il Figlio mio prediletto... lui ascoltate

Vangelo di Matteo 17, 1-9


“Sei giorni dopo, Gesù prese con sè Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte.

E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.

Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia che conversavano con lui.

Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: “Signore è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè, e una per Elia”.

Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra.

Ed ecco una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio  prediletto, nel quale mi sono compiaciuto, lui ascoltate».

All’udire ciò i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore.

Ma Gesù si avvicinò e, toccateli, disse: ”Alzatevi e non temete”. Sollevando gli occhi non videro più nessuno se non Gesù solo.

Mentre discendevano dal monte Gesù ordinò loro: “non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti” .”

Il vangelo non si capisce dallo studio, ma lo si capisce dalla pratica. Il brano letto e riletto, ti si illumina quella volta che lo vivi. Quindi è la pratica del messaggio che illumina il testo. Gesù, nel vangelo di Giovanni, rispondendo a Pilato, dice una cosa sconvolgente: “ Chi è nella verità ascolta la mia voce” (Gv 18,37) . Noi avremmo detto il contrario: chi ascolta la mia voce sta nella verità. No, la verità significa la realtà dell’uomo, cioè chi mette nella propria vita il bene dell’uomo come valore supremo, questo ascolta la voce di Dio. Quindi non è che ascoltando la voce del Signore mi metto nella verità, ma chi si mette nella verità ascolta la voce. Quindi la pratica del messaggio di Gesù ci illumina il testo.

Per comprendere un brano del vangelo non lo si deve mai leggere isolato, ma sempre nel contesto, altrimenti non si capisce.

Cosa è che precede questo episodio?

Gesù fa fatica a far capire ai suoi chi è, e allora li porta fuori in terra pagana e chiede: “chi dice la gente che io sia?”

La confusione è totale per colpa della predicazione dei discepoli. Chi dice che sei Elia, chi dice un profeta.

“Ma voi chi dite che io sia?”

E Simone, uno dei discepoli, prende la parola e finalmente riconosce in Gesù, sì il Messia, ma il figlio – non di Davide  – ma il figlio del Dio vivente.

Finalmente.

Adesso che uno ha capito, Gesù espone il suo programma: “adesso che avete capito chi sono io, guardate, io vado a Gerusalemme per essere ammazzato”.

E qui succede l’incidente.

Simone afferra Gesù, lo trae in disparte e gli dice: “Questo” - e lo dice in una maniera violenta (l’evangelista adopera il verbo che si adopera per esorcizzare gli indemoniati) – “non ti deve accadere mai”.

Gesù ha nei confronto di Simone parole durissime, dice: ‘vattene (letteralmente, torna) dietro di me satana’.

Quindi Gesù vede la protesta di Simone come una tentazione del satana.

Questo è l’incidente e adesso comprenderemo quello che succede in questo brano.

I numeri non sono mai messi a caso, ma hanno sempre un profondo significato.

Per noi, per la comprensione dell’episodio, che fossero sei giorni dopo, o tre giorni dopo, non è che ci cambia molto.

In realtà non è così. Il numero sei abbinato a giorno, ‘il sesto giorno’ è il giorno della creazione dell’uomo.

Quando nel vangelo troviamo sei giorni, o il sesto giorno, significa che il brano è in relazione alla creazione dell’uomo.

In ogni vangelo Gesù viene presentato come la realizzazione della creazione di Dio.

La realizzazione della creazione, non si è esaurita in Adamo, ma si manifesta pienamente nella figura di Gesù.

Allora questo brano riguarda la creazione dell’uomo.

“Sei giorni dopo Gesù prese con sè Pietro” .

Nei vangeli ci sono delle tecniche letterarie adoperate dagli evangelisti.

C’è questo discepolo il cui nome è Simone, ma ha il sopranome negativo di “Pietra” che significa ‘la durezza’, ‘la testardaggine’.

Mai Gesù si rivolge a questo discepolo chiamandolo Pietro.

Gesù, ogni qual volta si deve rivolgere a questo discepolo, lo chiamerà sempre Simone.

Ma gli evangelisti, per indicare l’atteggiamento di questo discepolo, quando Simone è in linea (pochissime volte) con Gesù presentano il nome: Simone.

Quando la scelta sta traballando è: Simone-Pietro (nome e soprannome).

Quando questo fa qualcosa contrario a Gesù è esclusivamente Pietro.

Quindi, quando nel vangelo trovate unicamente ‘Pietro’, potete essere tranquilli che questo discepolo sta facendo qualcosa di contrario a Gesù.

Sono indicazioni preziose che l’evangelista ci mette per la comprensione.

Allora Gesù prese con sé Pietro – quindi già sappiamo che nell’avvenimento la reazione di Pietro sarà negativa -, “Giacomo e Giovanni suo fratello” .

Gesù prende con sé i tre discepoli ai quali, nei vangeli, è stato messo un soprannome negativo:

Simone il testardo, cioè la pietra, Giacomo e Giovanni che nel vangelo di Luca vengono chiamati i “figli del tuono”, cioè i fulmini e i tuoni,

perché erano propensi ad incenerire chi non la pensava come loro.


Quindi prende questi tre discepoli dal soprannome negativo, “e li condusse in disparte”.

Altra chiave di lettura ‘in disparte’.

Ogni qual volta nei vangeli troviamo l’espressione ‘in disparte’, significa sempre una situazione negativa. 

Quando Gesù prende ‘in disparte’ i discepoli o qualche individuo, non è un privilegio, ma significa che c’è resistenza al suo messaggio.

Allora Gesù cerca di lavorarli in maniera particolare.

“Su un alto monte” .

Nell’episodio delle tentazioni nel deserto, è satana che porta su un monte alto Gesù e gli mostra tutti i regni della terra e gli dice: è tutto mio.

Te li metto al tuo servizio, a patto che tu adori il potere. Cioè, se vuoi avere la condizione divina, devi adorare il potere.

Ricordo che a quell’epoca, chiunque deteneva un potere nella società, aveva la condizione divina.

Quindi, per avere la condizione divina, bisogna dominare gli altri.

Il faraone era considerato una divinità, l’imperatore, il figlio di un dio, ecc.. Il satana offre a Gesù il potere per dominare gli altri.

Gesù adesso prende invece Pietro-satana e lo porta lui su un monte alto e gli dimostra quale è la vera condizione divina.

Quindi nel deserto è stato satana a portare Gesù su un alto monte, qui è Gesù che prende il satana (Gesù si è rivolto a Pietro chiamandolo satana) e lo porta su un alto monte.

“E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce” .

Sono indicazioni preziose per quel che riguarda anche la nostra esistenza. Cos’è il significato di questa trasformazione, trasfigurazione di Gesù?

Simone ha reagito con durezza al proposito di Gesù di andare a Gerusalemme per essere ammazzato perché, per gli ebrei, la morte è la fine di tutto.

Gesù, nella trasfigurazione, dimostra che la morte, non solo non diminuisce la persona, ma la potenzia: gli dà una condizione che non c’è possibilità, su questa terra, di raggiungere.

Ed ecco allora che il volto brillò come il sole, cioè come la divinità, e le sue vesti divennero candide come la luce.

Sono le espressioni con le quali nei vangeli vengono descritti coloro che sono già resuscitati.

L’insegnamento dell’evangelista è prezioso, riguarda noi e le persone care che ci sono morte.

La morte non diminuisce la persona, non la distrugge ma la potenzia, la trasfigura, la trasforma.

Dice il prefazio della messa dei defunti, un’espressione molto antica, molto bella: la vita non è tolta ma trasformata.

Gesù, quando parla della morte, ne parla sempre in maniera vitale, positiva.

La paragona al dormire: il dormire è una pausa necessaria nella vita per riacquistare con più vigore la forza.

Gesù parla del chicco di grano che marcisce, ma poi esplode in una spiga.

Ebbene, la morte non distrugge l’uomo, ma permette all’uomo di liberare tutte quelle potenzialità che neanche lui sapeva di avere, e lo trasfigura in un’esplosione crescente di vita.

I discepoli avevano paura della morte, ecco perché Simone ha reagito così, di fronte al proposito di Gesù.

La morte non distruggerà Gesù, ma lo trasfigurerà, cioè lo trasforma nella pienezza della condizione divina.

“Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia che conversavano con lui”.

Mosè ed Elia rappresentano l’antico testamento cioè Mosè colui che ha dato la legge, e Elia il profeta che con zelo, anche violento, impose l’osservanza di questa legge.

Quindi quello che noi chiamiamo l’Antico Testamento, non ha più niente da dire ai discepoli di Gesù (Mosè ed Elia conversano soltanto con Gesù).


Ed ecco che c’è l’incidente.

Già sappiamo che, essendoci soltanto Pietro, non è Simone, non è Simon-Pietro, sappiamo che quello che sta per fare è negativo.

Mosè ed Elia parlano con Gesù, Pietro interrompe questa loro conversazione.

“Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: ‘Signore, è bello per noi stare qui; se vuoi, farò tre capanne , una per te, una per Mosè, una per Elia’” .

Pietro insiste ancora nel suo ruolo di satana tentatore di Gesù.

Nella tradizione ebraica, si diceva che il messia sarebbe apparso improvvisamente nel pinnacolo del Tempio, il giorno della festa delle capanne

(ricordate nelle tentazioni, satana lo porta sul pinnacolo del tempio, e gli dice di mostrarsi come quello atteso).

Pietro ci riprova e dice: è bello per noi stare qui.

Se vuoi farò tre capanne.

La festa delle capanne, una festa che si celebrava in ottobre, era la festa nella quale il messia si sarebbe manifestato.

Si sarebbe manifestato in questa festa delle capanne che era in ricordo della liberazione dall’Egitto, quando questo popolo dimorò sotto delle capanne per 40 anni.

Si celebrava per una settimana questa festa, vivendo sotto le capanne.

Era la festa della liberazione. Il nuovo liberatore, apparirà nel ricordo della vecchia liberazione.

Quindi Gesù deve essere il Messia, atteso dalla tradizione, che si manifesta nella festa delle capanne.

E attenzione all’ordine di importanza: una per te, una per Mosè, una per Elia.

Quando ci sono tre personaggi, il più importante sta al centro.

Al centro, per Pietro, non c’è Gesù.

Al centro, per Pietro, c’è Mosè, il grande legislatore.

Ecco la tentazione che Pietro, il satana, fa nei confronti di Gesù:

manifestati come il messia della tradizione (la festa delle capanne), un messia secondo la legge di Mosé e secondo lo zelo profetico di Elia.

Ma Gesù è venuto a liberare gli uomini dalla legge di Mosè, e Gesù non agisce con lo zelo violento di Elia (era il profeta che massacrò i sacerdoti di divinità pagane per affermare il suo credo).

Gesù non ucciderà, ma darà la vita. Quindi Gesù è incompatibile con la legge di Mosè e con lo zelo profetico di Elia.

Pietro ha interrotto Gesù, ma Pietro a sua volta viene interrotto da Dio.

“Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa”

(nuvola luminosa è espressione biblica che rappresenta l’intervento di Dio)

“li avvolse con la sua ombra.

Ed ecco una voce diceva: ‘Questi è mio Figlio” ,

(figlio nel mondo ebraico significa colui che assomiglia al padre, quindi figlio di Dio significa colui in cui Dio si manifesta),

“mio prediletto” , (prediletto, non significa il preferito, ma il termine prediletto, nella lingua ebraica, designava il primogenito, perché era colui che ereditava tutto.

L’eredità non veniva divisa tra i fratelli, ma il primogenito ereditava tutto quanto. Dio, dicendo che Gesù è il suo prediletto, significa che è colui che eredita tutto quello che io ho.

Non si può dividere Dio da Gesù: in Gesù si manifesta tutto ciò che è Dio), “ nel quale mi sono compiaciuto ” .

Ed ecco l’ordine espresso in maniera imperativa: “Lui ascoltate" .

Non ascoltate più né Mosè né Elia, ma soltanto Gesù.

Questo brano risponde ad un interrogativo drammatico nella comunità cristiana.

Il messaggio di Gesù, va bene, lo abbiamo accolto, ma la legge di Mosè e l’insegnamento dei profeti li dobbiamo accogliere o li dobbiamo rifiutare?


Sapete che è stato un dramma nella chiesa primitiva, perché alcuni dicevano che sì, bisognava osservare la legge di Mosè, altri dicevano no.

Ma ecco qui la soluzione: l’unico da ascoltare, nella comunità cristiana, è Gesù.

Poi, tutte quelle parti della legge di Mosè o dei profeti che sono compatibili con l’insegnamento di Gesù, naturalmente vanno accolti.

Gesù si inserisce nella tradizione del Dio della creazione, già espresso nella legge e nei profeti.

Ma tutte quelle parti che non coincidono con l’insegnamento di Gesù, vanno lasciate.

“All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore” .

Sono ancora condizionati dall’idea della religione che diceva che non si può avere un’esperienza di Dio e rimanere in vita.

Mentre con Gesù, avere un’esperienza di Dio, sarà la condizione per avere la vita.

Loro pensano che una volta che si è fatta l’esperienza di Dio, si muore.

“Ma Gesù si avvicinò e toccatili” (come si toccano gli infermi) “disse: ‘Alzatevi e non temete’” .

E poi Gesù dà questo ordine che può sembrare strano: “ Non parlate a nessuno di questa visione, finchè il Figlio dell’Uomo non sia risorto dai morti”.

Non dite niente, perché adesso voi pensate ad una azione trionfante di questo messia, ma prima dovete vederlo crocefisso.

 

Questa riflessione è tratta da questa conferenza di P. Alberto MAGGI

VANGELI: STORIA O TEOLOGIA?

Arcidiocesi Ancona Osimo e Centro Pastorale “Stella Maris”

Colleameno di Torrette di Ancona - 22-23-24 febbraio 2002

Che si può trovare a questo indirizzo:

http://www.studibiblici.it/Conferenze/storiaOteologia.pdf

 

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    Duccio da Boninsegna La Trasfigurazione, National Gallery
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